giovedì 31 luglio 2008

Et maintenant?


"Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia..."

Francesco De Gregori

Che roba... Non scrivo da qualche mese su questo blog del cazzo, che quasi non mi ricordavo piú di averlo... Cazzata, me ne ricordavo ma non sapevo mai come iniziare. Oggi invece qualche idea ce l'ho, o meglio, zero voglia di lavorare. Incredibile, sto lavorando davvero! E chi l'avrebbe mai detto? Comunque sia dall'ultimo post sono cambiate un sacco di cose. Punto primo ho riacquistato una vita sociale degna di questo nome, forse troppo, visto che non sto in casa da un mese! Ma devo godermela ora che c'è. Punto secondo ho acquistato un piú di sicurezza in me stesso, che prima vacillava un po'. Punto terzo, ho scoperto nuove frontiere della musica!!! Incredibile! E ho scoperto anche quanto è limitante vivere tutta la vita in un paesino del cazzo, anzi no, vivere tutta la vita senza viaggiare o spostarsi. Anche se vivi a Milano, ma stai sempre a Milano, non avrai mai idea di com'è davvero il mondo, di quanti modi ci sono di vivere la vita, di quante possibilità diverse ogni persona ha, al di là di soldi, intelligenza, istruzione e luogo di nascita. Ti rendi conto anche di quanto faccia cagare l'informazione italiana, ma quest'argomento è meglio non approfondirlo o ci si mette a piangere.
Insomma, ogni volta che parlo con qualcuno mi sento piccolo piccolo, spesso gente che ha vissuto in mille paesi diversi, conosce mille lingue, ha studiato ovunque... E io? E io vengo da Cernusco, i miei sono di Cernusco, i miei nonni sono di Cernusco, i bisnonni sono di Cernusco... Insomma, a volte mi chiedo, ma quanto cazzo sono indietro? In verità ci sono pro e contro, e alla fine mi sento felice della mia vita, ho un senso di appartenenza al mio luogo di nascita che molti non hanno, e mi spiace per loro, perchè è bello sapere che in ogni momento c'è una CASA, che senti CASA dentro.
E adesso? Che succede? Che cazzo ne so! Ogni giorno capita qualcosa di diverso, mi piace vivere cosí, mi sto abituando a non prendermi male per ritardi, per incertezze, per appuntamenti. Si vive piú sereni. Mi serviva. Sento che sto crescendo tanto. Senza perdere le mie radici. Ascoltando rap di merda ma aprendo la mente ad altro. Arrivando puntuale, ma anche in ritardo di 4 ore. Parlare con Svizzeri (pochi), Francesi, Inglesi, Americani, capendo poco magari, ma fottendosene delle figure di merda.
Speriamo contunui cosí...
E speriamo anche che certe situazioni si chiariscano dopo un sacco di tempo!
A tout!
Ah dimenticavo il motivo della citazione: beh, mi piace vedermi come sto cazzo di Nino, che ha paura di tirare i calci di rigore... Metafora azzeccata visto che finalmente ho trovato il coraggio di cominciare a giocare a calcio... On verra!

martedì 22 aprile 2008

Il y a trois mois

"Troppo stanco per dormire, come Pellico mi metto a scrivere
memorie su memorie per reprimere

la voglia insoddisfabile di pormi dubbi irrisolvibili circondato da un deserto di inquietudini,
le
conoscenze non le riconosco, su alcuni cresce il muschio di qualcuno rimane solo il teschio, certi amici non li vedo più non li sento nemmeno,
pensando a loro mi ricordo invano,
ricordi talmente
sparsi che non possono più collegarsi, presto o tardi andranno persi
nella banalità di chiacchiere,
dentro la complicità di foto e lettere,
mai promettere se non sei in grado di mantenere,
guarda caso più scrivo più temo di non averlo del tutto compreso,
timoroso di voltarmi per
guardarvi e riconoscervi, vivo nel presente."

Bassi Maestro

Mamma mia, che incipit! Una canzone del 1997, che mi fa ancora adesso impazzire, ha un testo talmente bello...
Qua mi tocca scrivere, se no il mio orto chi diavolo lo coltiva (cit.)? Finora non ho scritto perchè il deserto di inquietudini è ancora grande, alti e bassi che si susseguono. Di certo la nebbia si è diradata, ma non del tutto. Certo è che tre mesi sono tanti, ma anche pochissimi. Certo è che ora è diverso. Come dice Bassi, già dopo tre fottuti mesi la scrematura tra gli amici e i conoscenti c'è stata, capisci davvero chi vedevi per abitudine e chi invece per voglia, e quelli per voglia li senti ancora, nonostante la distanza, nonostante gli impegni, nonostante i cambiamenti. E questo è bene, cavolo se è bene!
Tre mesi e si possono tirare le prime conclusioni parziali, di una esperienza, di una sfida, che presenta, sotto una coltre di inquietudini (ancora! fucking ripetizioni!) , tante possibilità di crescita, di miglioramento, di apertura verso l'esterno. E allora ci si ricorda come si fa a socializzare dal nulla, come è bello non dover rappresentare il solito personaggio cazzone, e scoprire che alla fine forse non hai mai indossato nessuna maschera, quando una persona che conosci da una settimana ti dice: "Tu es
raleur! (Tu sei polemico!)". Figata... FIGATA! Ecco, che bello sapere che si è se stessi, sempre.
E poi capitano cose che non ti aspetti. Avoriaz, qualche capodanno fa: io e Ricky, soli, in fondo ad una valle, neve che scompare e merde di vacca che sembra primavera all'alpeggio. Seggiovia chiusa, timore e poi risate. Avoriaz, 3 giorni fa, stessa scena con altra gente, e io che rido come un pirla da solo, incredibile, e non spiegabile. Insomma, si cambia, ma si scopre che si ha una personalità ben definita. Questa è una conquista, non facile.
Avanti tutta, le sorprese non finiscono, e c'è ancora tanto da imparare e da scoprire, ma il momento di guardarmi indietro e riderci sopra non è ancora arrivato, non ancora...

martedì 19 febbraio 2008

Prime impressioni

I cambiamenti spesso sono traumatici, questo lo sanno tutti. Poi c'è chi li vive bene e chi no. Parlando con amici e con me stesso, ho consolidato la sensazione di essere stato fin troppo fortunato fino ad oggi nelle mie relazioni sociali.
Serate passate in casa negli ultimi sei anni ne ricordo poche, qualcuna per malattia, qualcuna per ritorno a casa tardi da un aperitivo, qualcuna per scelta, comunque poche.
Viaggi? tantissimi. Birre? Ancora meglio. Aperitivi, ore passate in "Curva" a chiaccherare, cene, compleanni, cinema, anche qualche volta a teatro o ad un concerto, lo stadio, la Croce Bianca, il torneo di calcio... Cosa ho dimenticato? Ho quasi paura di aver vissuto tutto in poco tempo...

Ora il cambiamento è arrivato, netto, pianificato, ma mai troppo ragionato. Sono passate tre settimane dal mio espatrio a Ginevra, un primo "impiego", una nuova sfida, una nuova avventura. Queste sono le prime impressioni, tre settimane sono giusto un abbozzo alla realtà, un primo schizzo.
Beh, non è semplice, tutt'altro. Il lavoro e l'impegnarmi non mi spaventa, ma, sebbene da solo non stia male, è certo che l'assenza della vita di gruppo è dura da sopperire con qualcosa d'altro. Fossi il Terone direi "mi manca la birra", una metafora che vuol significare la mancanza di tutto quello che circonda la beneamata bevanda alcoolica. Se Milano è rinomata per la gente che si fa i fatti propri, beh qui non c'è confronto, Milano gli fa na' sega. I vicini non esistono, in dipartimento credo ci sia gente morta in ufficio da anni che nessuno lo sa. Qui si parla poco, piano, machecazzo, non parlo abbastanza il fottuto francese per capire i tuoi bisbigli!!! Ecco, le prime impressioni, magari solo quelle negative, quelle positive le vedi meno, sono queste.

Certo col tempo le cose andranno migliorando, spero, questo è l'inizio, che diavolo pensavo, di arrivare e sentirmi a casa? Ora, ho davanti tre anni e voglio trarre il meglio da questa esperienza. E succederà, ne sono sicuro. Quasi...
Stamattina in macchina ascoltavo i Sottotono, anno 1996, dodici anni fa, assurdo:

"Cerco la strada migliore per me, vorrei sapere se c’è e qual'è, cerco la strada migliore per me, vorrei sapere se c’è vorrei sapere qualè....
Cerco la strada migliore, e in quest’orrore scavo nel dolore,
in questo schifo affondo e anche se rispondo
mi rendo conto
che resto solo contro il mondo."

Sottotono

Lo so che la mia situazione forse non è questa, ma per un momento, per un istante, l'ho sentita mia. Di sicuro è una veduta pessimistica della situazione, ma oggi mi sento di scrivere in questo modo, tra l'altro evitando le "i" e le "u" accentate che non ho sulla tastiera. Ora la pianto e torno a far qualcosa di costruttivo, tipo fumare una bella sigaretta. Ora il periodo di ambientamento è finito, si inizia a far sul serio, vedremo cosa ne verrà fuori. Io ci credo.

venerdì 18 gennaio 2008

La certezza




La si cerca continuamente, la certezza di qualcosa, di una decisione, di una scelta, di una possibilità. Poi quando arriva, la tranquillità data dall'incertezza, dal momento di intermezzo, dalle non-responsabilità, sparisce; comincia l'ansia per il cambiamento che la certezza comporta. Paura, di non essere all'altezza, di perdere quanto c'è dietro, di perdere la sicurezza di quanto costruito.

Ho sempre sognato partire, ma alla fine a casa mia sto bene. Mi sento come il re del quartiere, so tutto, sono nel mio mondo, le piccole cose quotidiane che ti danno sicurezza, l'alimentari, la giornalaia, la vicina, il cane nella villa di fronte. Ora tutto questo verrà a mancare, sarò in grado di ricostruire tutto? La solitudine la bramo, ma allo stesso tempo la temo. La devi saper vivere, è questo a cui aspiro; e saperla vivere non è assolutamente facile. O si è talemente egocentrici (e questo è male) o si sta davvero bene con sè stessi. Vedremo...

Intanto ora mi godo i momenti di vita normale, quella che molti odiano, ma che in questo momento mi piace come non mai. Forse sono stato troppo fortunato nella mia vita, e lo so: molti amici, vita familiare perfetta, la fidanzata... Ora forse devo rimettermi davvero in gioco. Le foto mostrano uno scorcio di partenza e di arrivo, realtà diverse no? Sono sempre dell'idea che ognuno è padrone del proprio destino, solo che avvenimenti che possono ribaltare questo pensiero sono sempre dietro l'angolo. Vorrei rileggere queste parole tra qualche tempo con il sorriso sulle labbra, e farò di tutto perchè accada. Il timore è che invece le rilegga con il presentimento che le mie paure si siano materializzate; ma è un timore flebile in confronto alla voglia di dimostare, a me stesso, a tutti, che per l'ennesima volta ce l'ho fatta.

E allora via, sta per incominciare il nuovo capitolo, come si concluderà? Nessuna citazione di cantanti o pensatori può aiutarmi... Ci sono solo io.