domenica 28 marzo 2010
...
Sto qua davanti a questo pc a scrivere. Alle cinque di mattina. Con la mia ragazza a 300 chilometri di distanza. Fa strano... Non so bene cosa scrivere ma avevo davvero bisogno di mettermi a ordinare i miei pensieri da qualche parte, e dove meglio che qua? Flusso di coscienza avevamo detto. Niente di piu' facile in un momento come questo. I pensieri scivolano via veloci, un momento ci sono e subito dopo scompaiono. Di certo qua il pensiero è libero. Cosa importante. Il problema principale ora come ora è il rimandare: esatto, la sola cosa che mi inquieta è l'impossibilità di fare le cose che voglio nel momento in cui voglio farle. Paura. Siamo costretti a rimandare, ma cosa significa? Significa che siamo costretti a seguire certi tempi, ma chi ci dice che dobbiamo fare per forza le cose ad un determinato momento? Siamo obbligati da cosa? Non lo so. Per ora preferisco non pensarci. Pensieri contrastanti, perdite di memoria, odio e schifo per l'assuefazione ai costumi comuni. Voglia di partire, voglia di restare, non siamo mai contenti. La barra che pulsa ti mette fretta a scrivere, pure lei. Senza pietà. Sempre pressati da qualcosa, forse bisognerebbe solo fermarsi e guardare dall'esterno. Capire quanto siamo scemi. Vado a dormire con una domanda in testa: cosa voglio veramente? Lo scopriro' mai? Sembra di no per ora.
martedì 2 marzo 2010
Due fottutissimi anni dopo
YEAHHH!


Torno a scrivere sul fottutissimo blog dopo quasi due fottutissimi anni! Assurdo, me ne sono ricordato ora, ho riletto tutto d'un fiato i precedenti post, ho visto le foto, ho riassaporato vecchi momenti e ho capito di non saper piu' parlare italiano. Al contrario, non parlo nemmeno francese e inglese, ma una fottuta lingua mixte che sembra esperanto. Cazzo! Siamo nel 2010! E io sono arrivato qua nella ridente sfizzera nel 2008... Due anni, due fottutussimi anni... Ancora non ci credo. Cosa è successo in questi due anni che sembrano a volte due mesi a volte due secoli? Tutto e niente. O forse troppo e troppo poco è piu' corretto. Io? Sono cambiato, questo è sicuro. In meglio? No, non c'è meglio o peggio, c'è "diverso". Non sono piu' lo stesso che ero prima di partire. Mi manca casa? A volte. A volte mi manca quella sensazione di... Casa. Come spiegarlo? Non lo spieghi, chi è via da casa sa, punto e stop. C'è una frase che mi son sempre portato nel cuore:
"La vita ti riserva sorprese che non puoi nemmeno immaginare, nel bene e nel male".
Mai frase è stata piu' veritiera di questa. Nei due fottutissimi anni la vita mi ha riservato davvero soprese inimmaginabili prima. Ho fatto cose che mai avrei pensato di fare, ho frequentato gente incredibile, ho visto posti assurdi, ho visto scene assurde, ho fatto una valanga di minchiate, ho fatto qualcosa di bello, ho conosciuto degli svizzeri, ho conosciuto la passione, ho visto l'indifferenza, l'odio, la pazzia, la vera integrazione, le assurdità dell'uomo, ho provato la vera gioia, il dolore e la disperazione, l'amore, forse, sono stato catapultato in situazioni a me sconosciute, ne sono uscito o ne sono rimasto dentro. Ho vissuto la solitudine e anche quella sensazione che provi poche volte nella vita, quando ti senti il re del mondo, quando non ti manca niente, quando dici: "ok, ora posso anche crepare o andarmene affanculo, dopo questo sono soddisfatto".
Ci sono tanti di quegli eventi che potrei raccontare, ma ora come ora me ne viene in mente uno, che mi resterà sempre in testa: una settimana a Grenoble per misurare in un fottuto sincrotrone dei fottuti campioni bombardati da raggi X, turni da 10/16 ore, io che lavoro e poi, invece di andare a dormire, torno a Ginevra in macchina la sera, festa di addio (miss you), poi bar con sconosciuti, poi after con altri sconosciuti e qualcuno di speciale, poi alle sette di mattina via in macchina, due redbull, alle nove sono al sincrotrone per fare il mio turno. Lavoro, turno di notte, la mattina di nuovo a Ginevra, partita di calcio, serata e ritorno a Grenoble. Queste cose accadono una volta nella vita.
Sta finendo il rigidissimo inverno svizzero, si rivede il sole, inizia la rigidissima primavera svizzera. Ci saranno sorprese? Ne sono sicuro. Ne sono convinto. Rileggo ancora una volta i post, rido e mi commuovo ancora una volta e poi torno nel mondo reale, quello fatto di cazzate travestite da problemi irrisolvibili, quei problemi che non finiranno mai, ma che rendono tutto piu' vivo.


Torno a scrivere sul fottutissimo blog dopo quasi due fottutissimi anni! Assurdo, me ne sono ricordato ora, ho riletto tutto d'un fiato i precedenti post, ho visto le foto, ho riassaporato vecchi momenti e ho capito di non saper piu' parlare italiano. Al contrario, non parlo nemmeno francese e inglese, ma una fottuta lingua mixte che sembra esperanto. Cazzo! Siamo nel 2010! E io sono arrivato qua nella ridente sfizzera nel 2008... Due anni, due fottutussimi anni... Ancora non ci credo. Cosa è successo in questi due anni che sembrano a volte due mesi a volte due secoli? Tutto e niente. O forse troppo e troppo poco è piu' corretto. Io? Sono cambiato, questo è sicuro. In meglio? No, non c'è meglio o peggio, c'è "diverso". Non sono piu' lo stesso che ero prima di partire. Mi manca casa? A volte. A volte mi manca quella sensazione di... Casa. Come spiegarlo? Non lo spieghi, chi è via da casa sa, punto e stop. C'è una frase che mi son sempre portato nel cuore:
"La vita ti riserva sorprese che non puoi nemmeno immaginare, nel bene e nel male".
Mai frase è stata piu' veritiera di questa. Nei due fottutissimi anni la vita mi ha riservato davvero soprese inimmaginabili prima. Ho fatto cose che mai avrei pensato di fare, ho frequentato gente incredibile, ho visto posti assurdi, ho visto scene assurde, ho fatto una valanga di minchiate, ho fatto qualcosa di bello, ho conosciuto degli svizzeri, ho conosciuto la passione, ho visto l'indifferenza, l'odio, la pazzia, la vera integrazione, le assurdità dell'uomo, ho provato la vera gioia, il dolore e la disperazione, l'amore, forse, sono stato catapultato in situazioni a me sconosciute, ne sono uscito o ne sono rimasto dentro. Ho vissuto la solitudine e anche quella sensazione che provi poche volte nella vita, quando ti senti il re del mondo, quando non ti manca niente, quando dici: "ok, ora posso anche crepare o andarmene affanculo, dopo questo sono soddisfatto".
Ci sono tanti di quegli eventi che potrei raccontare, ma ora come ora me ne viene in mente uno, che mi resterà sempre in testa: una settimana a Grenoble per misurare in un fottuto sincrotrone dei fottuti campioni bombardati da raggi X, turni da 10/16 ore, io che lavoro e poi, invece di andare a dormire, torno a Ginevra in macchina la sera, festa di addio (miss you), poi bar con sconosciuti, poi after con altri sconosciuti e qualcuno di speciale, poi alle sette di mattina via in macchina, due redbull, alle nove sono al sincrotrone per fare il mio turno. Lavoro, turno di notte, la mattina di nuovo a Ginevra, partita di calcio, serata e ritorno a Grenoble. Queste cose accadono una volta nella vita.
Sta finendo il rigidissimo inverno svizzero, si rivede il sole, inizia la rigidissima primavera svizzera. Ci saranno sorprese? Ne sono sicuro. Ne sono convinto. Rileggo ancora una volta i post, rido e mi commuovo ancora una volta e poi torno nel mondo reale, quello fatto di cazzate travestite da problemi irrisolvibili, quei problemi che non finiranno mai, ma che rendono tutto piu' vivo.
giovedì 31 luglio 2008
Et maintenant?

"Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia..."
Francesco De Gregori
Che roba... Non scrivo da qualche mese su questo blog del cazzo, che quasi non mi ricordavo piú di averlo... Cazzata, me ne ricordavo ma non sapevo mai come iniziare. Oggi invece qualche idea ce l'ho, o meglio, zero voglia di lavorare. Incredibile, sto lavorando davvero! E chi l'avrebbe mai detto? Comunque sia dall'ultimo post sono cambiate un sacco di cose. Punto primo ho riacquistato una vita sociale degna di questo nome, forse troppo, visto che non sto in casa da un mese! Ma devo godermela ora che c'è. Punto secondo ho acquistato un piú di sicurezza in me stesso, che prima vacillava un po'. Punto terzo, ho scoperto nuove frontiere della musica!!! Incredibile! E ho scoperto anche quanto è limitante vivere tutta la vita in un paesino del cazzo, anzi no, vivere tutta la vita senza viaggiare o spostarsi. Anche se vivi a Milano, ma stai sempre a Milano, non avrai mai idea di com'è davvero il mondo, di quanti modi ci sono di vivere la vita, di quante possibilità diverse ogni persona ha, al di là di soldi, intelligenza, istruzione e luogo di nascita. Ti rendi conto anche di quanto faccia cagare l'informazione italiana, ma quest'argomento è meglio non approfondirlo o ci si mette a piangere.
Insomma, ogni volta che parlo con qualcuno mi sento piccolo piccolo, spesso gente che ha vissuto in mille paesi diversi, conosce mille lingue, ha studiato ovunque... E io? E io vengo da Cernusco, i miei sono di Cernusco, i miei nonni sono di Cernusco, i bisnonni sono di Cernusco... Insomma, a volte mi chiedo, ma quanto cazzo sono indietro? In verità ci sono pro e contro, e alla fine mi sento felice della mia vita, ho un senso di appartenenza al mio luogo di nascita che molti non hanno, e mi spiace per loro, perchè è bello sapere che in ogni momento c'è una CASA, che senti CASA dentro.
E adesso? Che succede? Che cazzo ne so! Ogni giorno capita qualcosa di diverso, mi piace vivere cosí, mi sto abituando a non prendermi male per ritardi, per incertezze, per appuntamenti. Si vive piú sereni. Mi serviva. Sento che sto crescendo tanto. Senza perdere le mie radici. Ascoltando rap di merda ma aprendo la mente ad altro. Arrivando puntuale, ma anche in ritardo di 4 ore. Parlare con Svizzeri (pochi), Francesi, Inglesi, Americani, capendo poco magari, ma fottendosene delle figure di merda.
Speriamo contunui cosí...
E speriamo anche che certe situazioni si chiariscano dopo un sacco di tempo!
A tout!
Ah dimenticavo il motivo della citazione: beh, mi piace vedermi come sto cazzo di Nino, che ha paura di tirare i calci di rigore... Metafora azzeccata visto che finalmente ho trovato il coraggio di cominciare a giocare a calcio... On verra!
martedì 22 aprile 2008
Il y a trois mois
"Troppo stanco per dormire, come Pellico mi metto a scrivere
memorie su memorie per reprimere
la voglia insoddisfabile di pormi dubbi irrisolvibili circondato da un deserto di inquietudini,
le conoscenze non le riconosco, su alcuni cresce il muschio di qualcuno rimane solo il teschio, certi amici non li vedo più non li sento nemmeno,
pensando a loro mi ricordo invano,
ricordi talmente sparsi che non possono più collegarsi, presto o tardi andranno persi
nella banalità di chiacchiere, dentro la complicità di foto e lettere,
mai promettere se non sei in grado di mantenere, guarda caso più scrivo più temo di non averlo del tutto compreso,
timoroso di voltarmi per guardarvi e riconoscervi, vivo nel presente."
Bassi Maestro
Mamma mia, che incipit! Una canzone del 1997, che mi fa ancora adesso impazzire, ha un testo talmente bello...
Qua mi tocca scrivere, se no il mio orto chi diavolo lo coltiva (cit.)? Finora non ho scritto perchè il deserto di inquietudini è ancora grande, alti e bassi che si susseguono. Di certo la nebbia si è diradata, ma non del tutto. Certo è che tre mesi sono tanti, ma anche pochissimi. Certo è che ora è diverso. Come dice Bassi, già dopo tre fottuti mesi la scrematura tra gli amici e i conoscenti c'è stata, capisci davvero chi vedevi per abitudine e chi invece per voglia, e quelli per voglia li senti ancora, nonostante la distanza, nonostante gli impegni, nonostante i cambiamenti. E questo è bene, cavolo se è bene!
Tre mesi e si possono tirare le prime conclusioni parziali, di una esperienza, di una sfida, che presenta, sotto una coltre di inquietudini (ancora! fucking ripetizioni!) , tante possibilità di crescita, di miglioramento, di apertura verso l'esterno. E allora ci si ricorda come si fa a socializzare dal nulla, come è bello non dover rappresentare il solito personaggio cazzone, e scoprire che alla fine forse non hai mai indossato nessuna maschera, quando una persona che conosci da una settimana ti dice: "Tu es raleur! (Tu sei polemico!)". Figata... FIGATA! Ecco, che bello sapere che si è se stessi, sempre.
E poi capitano cose che non ti aspetti. Avoriaz, qualche capodanno fa: io e Ricky, soli, in fondo ad una valle, neve che scompare e merde di vacca che sembra primavera all'alpeggio. Seggiovia chiusa, timore e poi risate. Avoriaz, 3 giorni fa, stessa scena con altra gente, e io che rido come un pirla da solo, incredibile, e non spiegabile. Insomma, si cambia, ma si scopre che si ha una personalità ben definita. Questa è una conquista, non facile.
Avanti tutta, le sorprese non finiscono, e c'è ancora tanto da imparare e da scoprire, ma il momento di guardarmi indietro e riderci sopra non è ancora arrivato, non ancora...
memorie su memorie per reprimere
la voglia insoddisfabile di pormi dubbi irrisolvibili circondato da un deserto di inquietudini,
le conoscenze non le riconosco, su alcuni cresce il muschio di qualcuno rimane solo il teschio, certi amici non li vedo più non li sento nemmeno,
pensando a loro mi ricordo invano,
ricordi talmente sparsi che non possono più collegarsi, presto o tardi andranno persi
nella banalità di chiacchiere, dentro la complicità di foto e lettere,
mai promettere se non sei in grado di mantenere, guarda caso più scrivo più temo di non averlo del tutto compreso,
timoroso di voltarmi per guardarvi e riconoscervi, vivo nel presente."
Bassi Maestro
Mamma mia, che incipit! Una canzone del 1997, che mi fa ancora adesso impazzire, ha un testo talmente bello...
Qua mi tocca scrivere, se no il mio orto chi diavolo lo coltiva (cit.)? Finora non ho scritto perchè il deserto di inquietudini è ancora grande, alti e bassi che si susseguono. Di certo la nebbia si è diradata, ma non del tutto. Certo è che tre mesi sono tanti, ma anche pochissimi. Certo è che ora è diverso. Come dice Bassi, già dopo tre fottuti mesi la scrematura tra gli amici e i conoscenti c'è stata, capisci davvero chi vedevi per abitudine e chi invece per voglia, e quelli per voglia li senti ancora, nonostante la distanza, nonostante gli impegni, nonostante i cambiamenti. E questo è bene, cavolo se è bene!
Tre mesi e si possono tirare le prime conclusioni parziali, di una esperienza, di una sfida, che presenta, sotto una coltre di inquietudini (ancora! fucking ripetizioni!) , tante possibilità di crescita, di miglioramento, di apertura verso l'esterno. E allora ci si ricorda come si fa a socializzare dal nulla, come è bello non dover rappresentare il solito personaggio cazzone, e scoprire che alla fine forse non hai mai indossato nessuna maschera, quando una persona che conosci da una settimana ti dice: "Tu es raleur! (Tu sei polemico!)". Figata... FIGATA! Ecco, che bello sapere che si è se stessi, sempre.
E poi capitano cose che non ti aspetti. Avoriaz, qualche capodanno fa: io e Ricky, soli, in fondo ad una valle, neve che scompare e merde di vacca che sembra primavera all'alpeggio. Seggiovia chiusa, timore e poi risate. Avoriaz, 3 giorni fa, stessa scena con altra gente, e io che rido come un pirla da solo, incredibile, e non spiegabile. Insomma, si cambia, ma si scopre che si ha una personalità ben definita. Questa è una conquista, non facile.
Avanti tutta, le sorprese non finiscono, e c'è ancora tanto da imparare e da scoprire, ma il momento di guardarmi indietro e riderci sopra non è ancora arrivato, non ancora...
martedì 19 febbraio 2008
Prime impressioni
I cambiamenti spesso sono traumatici, questo lo sanno tutti. Poi c'è chi li vive bene e chi no. Parlando con amici e con me stesso, ho consolidato la sensazione di essere stato fin troppo fortunato fino ad oggi nelle mie relazioni sociali.
Serate passate in casa negli ultimi sei anni ne ricordo poche, qualcuna per malattia, qualcuna per ritorno a casa tardi da un aperitivo, qualcuna per scelta, comunque poche.
Viaggi? tantissimi. Birre? Ancora meglio. Aperitivi, ore passate in "Curva" a chiaccherare, cene, compleanni, cinema, anche qualche volta a teatro o ad un concerto, lo stadio, la Croce Bianca, il torneo di calcio... Cosa ho dimenticato? Ho quasi paura di aver vissuto tutto in poco tempo...
Ora il cambiamento è arrivato, netto, pianificato, ma mai troppo ragionato. Sono passate tre settimane dal mio espatrio a Ginevra, un primo "impiego", una nuova sfida, una nuova avventura. Queste sono le prime impressioni, tre settimane sono giusto un abbozzo alla realtà, un primo schizzo.
Beh, non è semplice, tutt'altro. Il lavoro e l'impegnarmi non mi spaventa, ma, sebbene da solo non stia male, è certo che l'assenza della vita di gruppo è dura da sopperire con qualcosa d'altro. Fossi il Terone direi "mi manca la birra", una metafora che vuol significare la mancanza di tutto quello che circonda la beneamata bevanda alcoolica. Se Milano è rinomata per la gente che si fa i fatti propri, beh qui non c'è confronto, Milano gli fa na' sega. I vicini non esistono, in dipartimento credo ci sia gente morta in ufficio da anni che nessuno lo sa. Qui si parla poco, piano, machecazzo, non parlo abbastanza il fottuto francese per capire i tuoi bisbigli!!! Ecco, le prime impressioni, magari solo quelle negative, quelle positive le vedi meno, sono queste.
Certo col tempo le cose andranno migliorando, spero, questo è l'inizio, che diavolo pensavo, di arrivare e sentirmi a casa? Ora, ho davanti tre anni e voglio trarre il meglio da questa esperienza. E succederà, ne sono sicuro. Quasi...
Stamattina in macchina ascoltavo i Sottotono, anno 1996, dodici anni fa, assurdo:
"Cerco la strada migliore per me, vorrei sapere se c’è e qual'è, cerco la strada migliore per me, vorrei sapere se c’è vorrei sapere qualè....
Cerco la strada migliore, e in quest’orrore scavo nel dolore,
in questo schifo affondo e anche se rispondo
mi rendo conto
che resto solo contro il mondo."
Sottotono
Lo so che la mia situazione forse non è questa, ma per un momento, per un istante, l'ho sentita mia. Di sicuro è una veduta pessimistica della situazione, ma oggi mi sento di scrivere in questo modo, tra l'altro evitando le "i" e le "u" accentate che non ho sulla tastiera. Ora la pianto e torno a far qualcosa di costruttivo, tipo fumare una bella sigaretta. Ora il periodo di ambientamento è finito, si inizia a far sul serio, vedremo cosa ne verrà fuori. Io ci credo.
Serate passate in casa negli ultimi sei anni ne ricordo poche, qualcuna per malattia, qualcuna per ritorno a casa tardi da un aperitivo, qualcuna per scelta, comunque poche.
Viaggi? tantissimi. Birre? Ancora meglio. Aperitivi, ore passate in "Curva" a chiaccherare, cene, compleanni, cinema, anche qualche volta a teatro o ad un concerto, lo stadio, la Croce Bianca, il torneo di calcio... Cosa ho dimenticato? Ho quasi paura di aver vissuto tutto in poco tempo...
Ora il cambiamento è arrivato, netto, pianificato, ma mai troppo ragionato. Sono passate tre settimane dal mio espatrio a Ginevra, un primo "impiego", una nuova sfida, una nuova avventura. Queste sono le prime impressioni, tre settimane sono giusto un abbozzo alla realtà, un primo schizzo.
Beh, non è semplice, tutt'altro. Il lavoro e l'impegnarmi non mi spaventa, ma, sebbene da solo non stia male, è certo che l'assenza della vita di gruppo è dura da sopperire con qualcosa d'altro. Fossi il Terone direi "mi manca la birra", una metafora che vuol significare la mancanza di tutto quello che circonda la beneamata bevanda alcoolica. Se Milano è rinomata per la gente che si fa i fatti propri, beh qui non c'è confronto, Milano gli fa na' sega. I vicini non esistono, in dipartimento credo ci sia gente morta in ufficio da anni che nessuno lo sa. Qui si parla poco, piano, machecazzo, non parlo abbastanza il fottuto francese per capire i tuoi bisbigli!!! Ecco, le prime impressioni, magari solo quelle negative, quelle positive le vedi meno, sono queste.
Certo col tempo le cose andranno migliorando, spero, questo è l'inizio, che diavolo pensavo, di arrivare e sentirmi a casa? Ora, ho davanti tre anni e voglio trarre il meglio da questa esperienza. E succederà, ne sono sicuro. Quasi...
Stamattina in macchina ascoltavo i Sottotono, anno 1996, dodici anni fa, assurdo:
"Cerco la strada migliore per me, vorrei sapere se c’è e qual'è, cerco la strada migliore per me, vorrei sapere se c’è vorrei sapere qualè....
Cerco la strada migliore, e in quest’orrore scavo nel dolore,
in questo schifo affondo e anche se rispondo
mi rendo conto
che resto solo contro il mondo."
Sottotono
Lo so che la mia situazione forse non è questa, ma per un momento, per un istante, l'ho sentita mia. Di sicuro è una veduta pessimistica della situazione, ma oggi mi sento di scrivere in questo modo, tra l'altro evitando le "i" e le "u" accentate che non ho sulla tastiera. Ora la pianto e torno a far qualcosa di costruttivo, tipo fumare una bella sigaretta. Ora il periodo di ambientamento è finito, si inizia a far sul serio, vedremo cosa ne verrà fuori. Io ci credo.
venerdì 18 gennaio 2008
La certezza

La si cerca continuamente, la certezza di qualcosa, di una decisione, di una scelta, di una possibilità. Poi quando arriva, la tranquillità data dall'incertezza, dal momento di intermezzo, dalle non-responsabilità, sparisce; comincia l'ansia per il cambiamento che la certezza comporta. Paura, di non essere all'altezza, di perdere quanto c'è dietro, di perdere la sicurezza di quanto costruito.
Ho sempre sognato partire, ma alla fine a casa mia sto bene. Mi sento come il re del quartiere, so tutto, sono nel mio mondo, le piccole cose quotidiane che ti danno sicurezza, l'alimentari, la giornalaia, la vicina, il cane nella villa di fronte. Ora tutto questo verrà a mancare, sarò in grado di ricostruire tutto? La solitudine la bramo, ma allo stesso tempo la temo. La devi saper vivere, è questo a cui aspiro; e saperla vivere non è assolutamen
te facile. O si è talemente egocentrici (e questo è male) o si sta davvero bene con sè stessi. Vedremo...Intanto ora mi godo i momenti di vita normale, quella che molti odiano, ma che in questo momento mi piace come non mai. Forse sono stato troppo fortunato nella mia vita, e lo so: molti amici, vita familiare perfetta, la fidanzata... Ora forse devo rimettermi davvero in gioco. Le foto mostrano uno scorcio di partenza e di arrivo, realtà diverse no? Sono sempre dell'idea che ognuno è padrone del proprio destino, solo che avvenimenti che possono ribaltare questo pensiero sono sempre dietro l'angolo. Vorrei rileggere queste parole tra qualche tempo con il sorriso sulle labbra, e farò di tutto perchè accada. Il timore è che invece le rilegga con il presentimento che le mie paure si siano materializzate; ma è un timore flebile in confronto alla voglia di dimostare, a me stesso, a tutti, che per l'ennesima volta ce l'ho fatta.
E allora via, sta per incominciare il nuovo capitolo, come si concluderà? Nessuna citazione di cantanti o pensatori può aiutarmi... Ci sono solo io.
giovedì 18 ottobre 2007
Post inaspettato
Ok lo so, dovrei essere fuori a rilassarmi, lo so e mi darei dello scemo se potessi; ma oggi no, non ne ho proprio voglia. Sto a casa, a farmi castelli in aria, con una domanda che mi attanaglia da stamattina: innamorarsi provoca più piaceri o più dolori? Questa domanda la rivolgo a me stesso e non mi interessano i commenti e le risposte di nessuno. Scoprirò la risposta a questa domanda solo fra molto tempo. Ora: ho una forte apatia e una grande paura. Alcuni dei momenti migliori della mia vita li ho passati e li sto passando con davvero poca serenità. Non avrei voluto fosse così, ma la mia voglia conta poco o un cazzo adesso come adesso.
"...tutta mia la città…
questa notte un uomo piangerà….
No, non verrai
fumo un'altra sigaretta e poi
me ne andrò senza te..."
Equipe 84
Oggi sentendola alla radio l'ho sentita un po' mia. Vabbè il post struggente non avrei mai pensato di scriverlo e invece eccomi qua.
Ora me ne vado a dormire, cazzo, voglio dormire bene e sereno, come merita un fottuto laureato! Domani forse starò meglio, ma non ne sono sicuro... La serenità la troverò, come Ale, in giro per il mondo? O forse la devo cercare, come tutto, dentro di me... Ma se il mondo mi aiutasse farei un po' meno di fatica. Forse il mondo mi ha già aiutato troppo, e sono solo debole... Altro dubbio da risolvere, come se non ce ne fossero abbastanza...
"...tutta mia la città…
questa notte un uomo piangerà….
No, non verrai
fumo un'altra sigaretta e poi
me ne andrò senza te..."
Equipe 84
Oggi sentendola alla radio l'ho sentita un po' mia. Vabbè il post struggente non avrei mai pensato di scriverlo e invece eccomi qua.
Ora me ne vado a dormire, cazzo, voglio dormire bene e sereno, come merita un fottuto laureato! Domani forse starò meglio, ma non ne sono sicuro... La serenità la troverò, come Ale, in giro per il mondo? O forse la devo cercare, come tutto, dentro di me... Ma se il mondo mi aiutasse farei un po' meno di fatica. Forse il mondo mi ha già aiutato troppo, e sono solo debole... Altro dubbio da risolvere, come se non ce ne fossero abbastanza...
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